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		<title>Frattalizzazione del piacere (o dell&#8217;invarianza di scala)</title>
		<link>http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/475</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 21:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi tutte le scuole che cercano di insegnare &#8220;la via&#8221; concordano su uno stesso punto, cambiano le modalità, i procedimenti, ma il nucleo di pensiero spesso si assomiglia. Che stiate seguendo le tecniche dei maestri zen, i dettami del libro dei cinque anelli o i suggerimenti di Don Juan lo scopo di tutti questi insegnamenti <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/475'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/08/mandelbrot.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-477" style="margin: 5px;" title="mandelbrot" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/08/mandelbrot-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quasi tutte le scuole che cercano di insegnare &#8220;la via&#8221; concordano su uno stesso punto, cambiano le modalità, i procedimenti, ma il nucleo di pensiero spesso si assomiglia. Che stiate seguendo le tecniche dei maestri zen, i dettami del libro dei cinque anelli o i suggerimenti di Don Juan lo scopo di tutti questi insegnamenti è cambiare il vostro modo di percepire le cose.<br />
Per far questo vi si richiede di liberarvi da molte sovrastrutture mentali che vi impediscono la percezione completa e piena. In pratica il vostro cervello produce un sacco di rumore che non vi lascia concentrare sull&#8217;attimo, su ciò che state facendo, sul qui e ora. Spostare l&#8217;attenzione dalla meta, dall&#8217;obiettivo finale al momento in cui si sta vivendo, a ciò che si sta facendo, permette di vivere in modo più profondo e intenso.<span id="more-475"></span></p>
<p>Gli arrampicatori un po&#8217; l&#8217;hanno capito, hanno tolto la vetta dal centro dei loro pensieri e si sono concentrati sul percorso in se, sul come e sul cosa stavano facendo. Dalla conquista ad ogni costo e in qualsiasi modo si è passati all&#8217;arrampicata per il puro piacere di farlo, ci si è concentrati sul come si saliva una via, poi si è ulteriormente cambiata la scala e si è compreso che il singolo passaggio conta quanto tutta una via ed è nato il bouldering, inteso non come allenamento, ma come attività fine a se stessa. Questo cambio di scala mi ricorda i frattali e la loro invarianza di scala. Un frattale assomiglia sempre a se stesso, da qualsiasi distanza lo si guardi e allo stesso modo si è passati dal salire una montagna al salire un singolo passaggio su di un masso, imparando a trovare il piacere nel singolo movimento, lo stesso piacere.<br />
Camminare in montagna pensando continuamente alla cima, o al rifugio che si deve raggiungere toglie il piacere della camminata in se. Affrontare il percorso frattalizzandolo invece permette di godere di ogni tratto, ogni passo, ogni momento diventano importanti. È qui che vedo una somiglianza fra le scuole di pensiero mistiche e i frattali mentali di cui parlo io. La scomposizione di un percorso complesso in singoli movimenti non toglie nulla al piacere in se, anzi aiuta a spostare l&#8217;attenzione e a concentrarsi sul momento presente. In realtà le cose non sono proprio uguali, se io imparo a godere di ogni singolo momento senza preoccuparmi della meta finale non solo il mio divertimento non diminuirà, ma al contrario aumenterà, perché sarà la somma di un numero quasi infinito di singoli momenti di divertimento. È ovvio che non posso ridurre una camminata in montagna ad un singolo passo, alcuni piaceri sono cumulativi, richiedono che tutta la somma di movimenti sia compiuta. Se si vuole godere del piacere di sentire la stanchezza fisica è necessario farsi una bella camminata, un passo solo non basta, ma anche in questo caso la meta non è esterna a noi, è qualcosa che ci appartiene già, una sensazione che vogliamo risvegliare in noi e concentrarsi sul momento in se la amplifica e ci permette di percepirla con maggior chiarezza.</p>
<p>Cari i miei piccoli (nel senso di pochi)  lettori, conoscendovi so che vi aspettavate che parlassi di sesso, vista la presenza della parola piacere nel titolo del post.<br />
La parola piacere invece va intesa in senso molto più ampio, ma per non deludervi vi assicuro che la frattalizzazione del piacere si può benissimo applicare anche al sesso. In fondo nel sesso la meta è ben conosciuta ed è sempre più o meno la stessa, ciò che fa la differenza è proprio la via e come la si percorre. Godendo di ogni istante senza preoccuparsi del punto d&#8217;arrivo migliora drasticamente il divertimento</p>
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		<title>Le porte</title>
		<link>http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/462</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 20:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
				<category><![CDATA[I(m)mondi di Cthulhu]]></category>
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		<description><![CDATA[Fui io il primo ad accorgermi della sua scomparsa. Conoscendolo intimamente sono certo che abbia inscenato tutto per potersene andare da una vita che iniziava a considerare insopportabile e ritrovare quella libertà che aveva barattato in cambio del successo, anche se ammetto che dopo tutti questi anni senza alcun segno da parte sua ho ormai <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/462'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/07/porta-vecchia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-464" style="margin: 5px;" title="porta-vecchia" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/07/porta-vecchia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fui io il primo ad accorgermi della sua scomparsa. Conoscendolo intimamente sono certo che abbia inscenato tutto per potersene andare da una vita che iniziava a considerare insopportabile e ritrovare quella libertà che aveva barattato in cambio del successo, anche se ammetto che dopo tutti questi anni senza alcun segno da parte sua ho ormai perso le speranze di rivederlo.</p>
<p>Fin da piccolo aveva sempre amato disegnare, portava con se ovunque andasse una matita e un libriccino su cui tracciava, quando non aveva a disposizione supporti più adatti, schizzi veloci o elaborati e minuziosi disegni di una complessità rara in un bambino della sua età.</p>
<p>Non ricordava quando avesse iniziato a disegnare porte. Non ricordava nemmeno il perché. Sapeva solo che ad un certo punto le porte avevano iniziato ad affascinarlo. Disegnava porte aperte, chiuse, appena socchiuse che permettevano di sbirciare oltre, ma senza rivelare troppo di ciò che si trovava al di la, disegnava porte di qualsiasi genere. Dapprincipio le porte avevano assorbito completamente la sua attenzione, poi un po&#8217; alla volta aveva compreso che le porte erano significative per ciò che racchiudevano, per quello che stava oltre ed erano diventate così una specie di cornice che delimitava ciò che la sua fantasia gli suggeriva di ritrarre.<br />
Il suo talento nel disegno era indiscutibile, così, pur senza aver compiuto studi regolari nel campo, si ritrovò ad essere considerato un&#8217;artista  emergente e le porte che delimitavano e caratterizzavano ogni sua opera erano diventate una cifra stilistica e non più la bizzarria di un ragazzino.<span id="more-462"></span><br />
Uno dei primi a credere nelle sue potenzialità fu un famoso scrittore che dopo aver visto alcuni dei suoi quadri lo chiamò per un ritratto. Il dipinto eseguito con notevole maestria ritraeva lo scrittore seduto ad una poltrona del suo studio, il tutto ovviamente visto attraverso una porta spalancata che simboleggiava, sia nelle intenzioni dell&#8217;artista che dello scrittore, disponibilità al dialogo e apertura al mondo.<br />
Dopo questa prima opera gliene vennero commissionate  molte altre, paesaggi, ritratti, scene di fantasia, tutte inquadrate attraverso una porta e divenne in breve tempo uno degli artisti più quotati della sua generazione. Dotato di un fisico atletico e di un aspetto piacevole, grazie alla sua simpatia e predisposizione ai contatti era sempre al centro dell&#8217;attenzione ovunque andasse. Dal momento in cui i suoi guadagni avevano iniziato ad essere consistenti aveva preso a vestirsi in modo ricercato, elegante e con molto gusto aggiungendo ulteriore fascino alla sua persona. Raggiunta una notevole fama poteva considerarsi un uomo fortunato, acquistò una bella villa, iniziò a fare una vita sociale frenetica, frequentava feste, occasioni mondane, conobbe ragazze e donne che se lo contendevano continuamente. Tutto era perfetto, la sua carriera pareva inarrestabile, un&#8217;ascesa continua verso i vertici del successo, galleristi di tutto il mondo ospitavano i suoi quadri che alle aste venivano battuti a quotazioni altissime.</p>
<p>Improvvisamente la sua fissazione per le porte giunse ad un ulteriore stadio. Iniziò a dipingere ossessivamente sempre la stessa scena, una porta con degli stipiti in pietra decorati con bizzarri geroglifici, complicate volute, spirali e simboli che potevano provenire solo dall&#8217;immaginazione di una mente malata. Il paesaggio che si intravvedeva attraverso la porta era una scena confusa, un terreno brullo costellato di massi, rupi scoscese e quello che pareva un grande vulcano all&#8217;orizzonte. Nella pianura desolata si ergevano tre figure inquietanti dalle goffe sagome appena distinguibili. Tutti gli amici lo esortarono ad abbandonare quella follia, nessuno avrebbe mai pagato nulla per tenersi in casa dei quadri tanto orribili, dipinti con colori così malsani che colpivano l&#8217;animo rendendolo triste e cupo, ma lui non ascoltava nessuno e proseguiva aggiungendo un dettaglio ogni volta, chiarificando qualche punto, modificando qualche tono.<br />
La casa in breve tempo di riempì di svariate versioni successive dello stesso quadro, sempre più dettagliate e allo stesso tempo sempre più inquietanti.<br />
Nelle versioni più recenti cercava ossessivamente di rendere in modo iperrealistico gli stipiti in pietra, voleva che sembrassero veri, ne modificava la prospettiva provando punti di vista diversi, provava toni e ombreggiature finché non trovava un risultato che lo soddisfacesse, aggiungeva dettagli alle barocche e mostruose decorazioni, a volte simboli incomprensibili, altre volte piccole figure che ricordavano le immagini di Hieronymus Bosch. Anche le tre figure nel centro della scena acquistavano via via definizione, si trattava di mostri deformi, giganteschi esseri dagli arti tozzi, la testa priva di collo con un enorme bocca e occhi che sembravano vagare in cerca di qualcosa.</p>
<p>C&#8217;era qualcosa di morbosamente affascinante in questi tre mostri che ad ogni copia successiva del quadro acquistavano sostanza, cambiavano leggermente posizione, divenivano sempre più veri pur mantenendo un aspetto impossibile e folle,  ma la cosa più inquietante erano gli occhi; via via che il quadro diveniva più completo e dettagliato gli occhi dei mostri si volgevano sempre con maggior precisione verso la porta, finché nell&#8217;ultima versione che mi mostrò prima della sua scomparsa provai la netta impressione che mi stessero osservando.</p>
<p>Un paio di giorni dopo tornai da lui, ma non trovando nessuno in casa me ne andai con l&#8217;intenzione di ritornare successivamente. Stavo uscendo dal cancello della sua villa quando l&#8217;occhio mi corse alle ampie vetrate del suo studio e notai come tutto fosse fuori posto, i mobili spaccati e rovesciati, tubetti di colore calpestati, macchie di pittura su ogni cosa. Provai ad aprire la porta finestra, ma anche quella era chiusa. Temendo che fosse successo qualcosa, forse ladri che cercavano qualche tela da rivendere, entrai da una finestra che trovai aperta e mi diressi subito allo studio. La porta però era chiusa e mi accorsi che la chiave era sulla toppa all&#8217;interno della stanza. Forzai la porta temendo il peggio, rimasi così sconvolto dalla confusione e distruzione che trovai all&#8217;interno da non prestare subito attenzione al quadro che ancora sul cavalletto campeggiava nel centro della stanza.</p>
<p>Aveva superato se stesso e qualunque altro pittore al mondo. Solo lui era riuscito a dipingere un quadro evidentemente frutto di fantasia rendendolo talmente realistico che si sarebbe creduto di potervi entrare. La porta dagli stipiti in pietra era così dettagliata e perfettamente dipinta da dare l&#8217;impressione di essere  vera, tanto che dovetti passare la mano sulla superficie piatta del quadro per sincerarmi della sua inconsistenza. Per un attimo avevo creduto che avesse realizzato dei veri stipiti in pietra e li avesse appoggiati sopra il quadro, ma non era così, era piuttosto riuscito a creare la perfetta illusione della realtà. Guardai il resto del quadro cercando i tre mostri e mi preparai mentalmente all&#8217;impatto di occhi ancora più terribili, immaginando di trovarli rivolti verso la porta, pronti a scrutare la mente e l&#8217;animo di chiunque osasse incrociare il loro sguardo.</p>
<p>Con sorpresa vidi che le tre figure erano invece riunite attorno ai resti di un macabro banchetto, una di loro teneva in mano una testa strappata dal corpo, osservando con maggior attenzione notai che i lineamenti stravolti del viso erano quelli del pittore che aveva evidentemente deciso di inserire nella scena del suo ultimo quadro un suo terribile autoritratto. Coprii il quadro con un telo che trovai da qualche parte e me lo portai a casa. Ancor oggi è nella mia soffitta coperto da un telo che non ho mai sollevato non avendo più osato guardare la scena dell&#8217;orribile banchetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo studente</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 22:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passava lunghe ore, immobile, davanti allo stretto abbaino della misera stanza in cui viveva in affitto, osservando lo scorcio dei tetti della città mitteleuropea in cui si era trasferito. Forse non osservava nemmeno più, probabilmente all&#8217;inizio, qualche anno addietro aveva realmente guardato con interesse il frammento di panorama che gli si stendeva davanti, ma ora sarebbe <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/458'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/07/cthulhu.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-451" style="margin: 5px;" title="cthulhu" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/07/cthulhu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Passava lunghe ore, immobile, davanti allo stretto abbaino della misera stanza in cui viveva in affitto, osservando lo scorcio dei tetti della città mitteleuropea in cui si era trasferito. Forse non osservava nemmeno più, probabilmente all&#8217;inizio, qualche anno addietro aveva realmente guardato con interesse il frammento di panorama che gli si stendeva davanti, ma ora sarebbe più corretto dire che ne era rapito, cadeva in una specie di trance davanti alla finestra, senza compiere nessun movimente, quasi senza nemmeno respirare, restava semplicemente lì.<br />
Solitario e tetro per natura, di una timidezza patologica rafforzata da un aspetto vagamente inquietante era diventato con il passare degli anni sempre meno desideroso della vicinanza di quell&#8217;umanità da cui si sentiva respinto.<br />
Qualche anno prima aveva nutrito segretamente la speranza di una vita sociale normale, quando, iniziando i corsi universitari di chimica, si era subito distinto per l&#8217;intelligenza brillante che lo aveva reso popolare sia presso gli insegnanti che presso gli altri studenti, a cui passava volentieri i suoi appunti, scritti con una calligrafia minuziosa e accurata, o a cui dava ripetizioni di qualunque materia scientifica.<span id="more-458"></span><br />
Purtroppo la sua popolarità era durata poco, ben presto infatti i suoi interessi verso la chimica e la scienza era stati contaminati da strane idee maturate nella lettura di libri e antichi manoscritti di esoterismo trovati nelle vecchie librerie della periferia e questo suo nuovo interesse aveva contribuito a diminuire la stima che la sua vivace intelligenza gli aveva procurato. Il punto di rottura avvenne quando un professore lo scoperse in laboratorio proprio mentre tentava di mettere in pratica un incantesimo tratto da una delle sue letture preferite, un&#8217;edizione in spagnolo con annotazioni a margine del Necronomicon, rinvenuta in una vecchia libreria del ghetto ebraico. Venne espulso dalla facoltà, gli venne interdetto l&#8217;accesso a qualsiasi laboratorio e la sua passione per l&#8217;alchimia venne ridicolizzata pubblicamente.</p>
<p>Non gli rimase altro che ritirarsi da un mondo che non lo poteva comprendere. Iniziò a passare periodi sempre più lunghi davanti alla finestra, gli sembrava quasi che la cacofonia di spigoli, angoli e piani che formavano, intersecandosi in modi bizzarri, una prospettiva allucinante, potessero nascondere un segreto che lui solo avrebbe potuto comprendere. A volte, lasciando che lo sguardo si perdesse all&#8217;infinito ogni cosa si appiattiva, le case e i tetti perdevano spessore diventando piatti e deformati come in un affresco medievale, in altri momenti invece le linee intricate parevano suggerire nuove dimensioni spaziale, impossibili da sopportare senza cadere nella follia. Occhi e cervello rifiutavano ciò che emergeva dalla distorta visione del panorama cittadino, eppure vi si soffermava sempre più spesso, affascinato dal mistero che spingeva la sua mente verso una vera e propria forma di pazzia. La sola altra cosa che lo affascinava erano gli uccelli che volavano numerosi nel cielo cittadino. La vicinanza delle montagne e dei boschi spingeva perfino qualche rapace nel settore di cielo inquadrato dalla finestra della sua stanza ed allora si risvegliava come per incanto dalla trance in cui era caduto e la sua attenzione era tutta per il volo maestoso del predatore.</p>
<p>Dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;università si era mantenuto miseramente vendendo le sue conoscenze esoteriche a coloro che si spingevano fino alla squallida stanza in cui alloggiava per avere una sua consulenza. Tutti lo continuavano a chiamare &#8220;lo studente&#8221; e lui andava fiero di quel titolo, sebbene ormai i suoi studi non avessero più nulla a che fare con l&#8217;università o le materie che vi venivano insegnate.   A suo merito bisogna dire che le divinazioni che praticava erano decisamente molto più precise di quelle di cartomanti e medium assai più noti, come anche non si può tacere il fatto che i filtri magici che preparava funzionassero realmente, cosa che finiva purtroppo per stupire gli incauti acquirenti che spesso non gradivano affatto risultati così superiori alle aspettative.</p>
<p>Col tempo il suo aspetto, non sgradevole anche se decisamente particolare, era peggiorato. La vita solitaria e stentata lo aveva smagrito, il collo pareva essersi allungato, le guance rinsecchite mostravano le ossa sporgenti del teschio e il naso adunco dominava un viso scavato, come il becco di un avvoltoio. Ormai il suo aspetto allontanava anche coloro che si erano affidati alla sua competenza esoterica e diventava sempre più difficile per lui muoversi nelle strette e squallide viuzze del suo quartiere senza attirare lo scherno dei monelli di strada o gli scongiuri dei passanti che ravvisavano nel suo passaggio un segno di malaugurio. A peggiorare le cose era sorto recentemente un nuovo malanno, sulle scapole erano spuntate due protuberanze carnose, due gobbe che tendevano la pelle secca e squamosa fin quasi a lacerarsi. Cercava di nasconderle sotto un pesante cappotto, assumendo un aspetto curvo e sgraziato, ma era ormai evidente che qualsiasi possibilità di una vita normale gli era stata negata.</p>
<p>Non lontano dalla periferia dove viveva si ergeva una montagna, meta del turismo cittadino, servita da una cremagliera che trasportava i passeggeri fino ad un ardito belvedere a picco sopra la valle. Deciso a mettere fine alle sue disgrazie racimolò con cura ogni spicciolo che possedeva allo scopo di potersi permettere il biglietto del treno che lo avrebbe trasportato fino a quello che per tutti gli altri era la meta d&#8217;arrivo, mentre per lui sarebbe divenuto il punto di partenza del suo ultimo viaggio. Nonostante la tiepida giornata primaverile si coprì con un pesante cappotto nel tentativo di nascondere la sua deformità e salì sulla cremagliera che trasportava bambini festanti e adulti in cerca di distrazioni dalla vita cittadina. Era decisamente fuori posto fra le allegre compagnie che infestavano come gioiosi a cottimo il piccolo vagone. Si rintanò su un sedile, nascondendo il viso nel bavero del cappotto, soffrendo per ogni istante che il treno impiegava per raggiungere il belvedere. Arrivati alla meta attese che tutti fossero scesi prima di alzarsi e avviarsi al di fuori della stazione.</p>
<p>Lo spettacolo della città al di sotto e della valle che si stendeva ai loro piedi attirava come miele i turisti avidi di emozioni. Egli, sebbene selvaggiamente attratto dal vuoto che si apriva promettente così vicino si sforzò di allontanarsi e trovò una panchina, la più lontana dal punto panoramico, a cui si ancorò come se il panorama stesso avesse potuto prenderlo e tirarlo a se. Temeva di fare qualche stupidaggine, di muoversi troppo presto e che qualcuno, comprendendo le sue intenzioni, sarebbe corso a bloccarlo per affidarlo poi alle cure dei medici di qualche casa di cura per malati mentali. Il suicidio non era certo ben visto da quei borghesi festosi e avrebbe ricordato loro  una sgradevole realtà che cercavano in tutti i modi di dimenticare. Non poteva permettersi di fallire, relegato in un ospedale psichiatrico avrebbe finito per impazzire davvero, mentre il suo corpo si deformava e trasformava in modo grottesco, come per ribellarsi alla struttura umana in cui era imprigionato.</p>
<p>Attese che l&#8217;ultimo turista smettesse di riempirsi lo sguardo con il meraviglioso panorama e  raggiungesse al caffè gli amici che lo chiamavano a gran voce, poi con fare noncurante si alzò dalla panchina e a passi lenti si diresse verso il parapetto di ferro che impediva di cadere al di sotto. Si aggrappò saldamente prima di guardare in basso. Unico non attratto dalla bellezza del panorama fra tutti coloro che si affacciavano per guardare la valle , era piuttosto il vuoto in se che sentiva come un&#8217;irresistibile calamita. Aspettò che nessuno mostrasse più interesse verso di lui, poi iniziò a slacciarsi il cappotto e la logora camicia che portava al di sotto. Voleva compiere il suo ultimo viaggio sentendo l&#8217;aria che gli accarezzava la pelle, agognava per una volta nella sua vita di sentirsi completamente libero, libero anche dagli stracci con cui si copriva per nascondere il suo corpo deforme agli sguardi derisori o compassionevoli della gente. Non gli importava nulla delle risate, non voleva la compassione e la pietà di nessuno, voleva solo porre termine ad un&#8217;esistenza che sentiva come un peso sempre più opprimente e voleva farlo nel modo più vicino al suo sogno di sempre, volare libero, senza costrizioni ne vincoli di sorta.</p>
<p>Lasciò cadere i vestiti e con un balzo che stupì lui stesso si lasciò cadere oltre il parapetto.</p>
<p>Chiuse gli occhi, non per paura, ma perché la terra che si avvicinava così velocemente sembrava volerlo distrarre dal godimento intenso che sapeva di poter provare in quei pochi istanti che lo separavano dalla fine.</p>
<p>Con un urlo di dolore misto a sorpresa sentì la pelle della schiena strapparsi e il suo gridò si tramutò in trionfo quando dalla pelle lacerata si tesero al vento due ampie ali membranose.</p>
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		<title>Nella rete</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 14:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; in disparte dagli altri maschi rifletteva sul proprio futuro. Come spesso accadeva si sentiva un po&#8217; fuori luogo in mezzo agli altri, non amava i giochi rumorosi dei suoi compagni o almeno non amava spenderci tutto il suo tempo, preferiva trascorrerlo in biblioteca o collegato al computer; studiava qualunque materia, spaziava in ogni <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/427'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/05/cosi.png"><img class="size-thumbnail wp-image-444 alignleft" style="margin: 5px;" title="cosi" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/05/cosi-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Un po&#8217; in disparte dagli altri maschi rifletteva sul proprio futuro. Come spesso accadeva si sentiva un po&#8217; fuori luogo in mezzo agli altri, non amava i giochi rumorosi dei suoi compagni o almeno non amava spenderci tutto il suo tempo, preferiva trascorrerlo in biblioteca o collegato al computer; studiava qualunque materia, spaziava in ogni campo sorprendendosi di quanto fosse vasta la cultura della sua specie. Gli educatori non pretendevano molto da loro, si erano limitati ad allevarli e accudirli, insegnando loro a parlare, a leggere e scrivere e le nozioni fondamentali che sarebbero state loro utili per comprendere il mondo e il compito che li attendeva. Ogni tanto qualche gigantesca femmina si aggirava nei dintorni dell&#8217;allevamento, per provvedere ai rifornimenti o a lavori complessi che non sarebbero stati possibili senza interventi esterni. In quelle occasioni lui e i suoi compagni si erano assembrati per poterle osservare meglio possibile, mentre conversavano in quel loro strano modo con gli educatori o mentre eseguivano riparazioni e altri compiti incomprensibili. Qualche volta le femmine avevano parlato perfino con loro e quelli a cui era stata rivolta la parola si erano sentiti così fieri che per alcuni giorni se ne erano andati in giro tutti impettiti.  L&#8217;allevamento era stato la loro casa e fra breve uno alla volta l&#8217;avrebbero lasciato per il viaggio finale. Tutti si sentivano eccitati pensando a ciò che li attendeva, anche lui lo era, ma voleva essere sicuro di ottenere il miglior destino possibile. Alcuni di loro sarebbero stati scelti per diventare istruttori delle prossime generazioni, sarebbero rimasti all&#8217;allevamento e si sarebbero occupati dei nuovi nati, li avrebbero allevati con amore insegnando loro ciò che sapevano, ma non era quello che desiderava.<span id="more-427"></span><br />
Si recò in biblioteca, scelse una postazione libera, in effetti erano tutte libere, pensò con un po&#8217; di sconforto e collegò l&#8217;apparato neuroconnettivo. In pochi istanti i suoi pensieri iniziarono a fluire nella rete, vagò senza una direzione precisa, si limitava a fluttuare nello spazio elettronico, lasciandosi trasportare dalle correnti. Individuò facilmente gli agglomerati di pensiero di altri maschi, collegati ad apparati simili ai suoi conversavano da altri allevamenti, scambiandosi esperienze, racconti, impressioni. Erano pensieri piccoli, guizzanti, si muovevano velocemente, spesso privi di particolare spessore, in toni cangianti si raggruppavano e si muovevano all&#8217;unisono come banchi di pesci colorati.<br />
I pensieri delle femmine invece erano come loro, enormi, maestosi come giganteschi cetacei, lunghi discorsi articolati pieni di diramazioni, sottotemi, complesse variazioni, impossibili per un maschio da comprendere appieno. Anche i pensieri delle femmine si muovevano in gruppi compatti, spesso seguendo un leader, altre volte in modo più libero, ma sempre secondo direttrici comuni. Ogni tanto si appressava ad una di queste menti, il suo pensiero guizzante accarezzava la superficie mentale della femmina, si sentiva come un pesce pilota a fianco di una balena, ne saggiava l&#8217;umore, cercava di trarre qualche impressione sulla personalità della femmina, di comprendere nei limiti del possibile di che pensiero si trattasse, ma sempre si ritirava senza approfondire il contatto. Sapeva ciò che cercava e sapeva che non l&#8217;avrebbe trovato fra i pensieri che si muovevano in branco, doveva cercare altrove, approcciare le menti isolate, quelle che cercavano uno spazio personale, fuori dal gruppo, quelle capaci di accettare la solitudine in cambio della libertà.<br />
Alcuni maschi come lui si muovevano staccati dagli altri e così alcune femmine, ma erano casi rari e spesso si trattava solo di qualcuno uscito da un gruppo solamente per entrare in un gruppo vicino. Non esistevano obblighi, vincoli o leggi, ognuno in rete era libero di muoversi come preferiva, lanciare i propri pensieri in qualsiasi direzione, era solo l&#8217;indole altamente gregaria tipica della sua specie a far si che sempre si formassero dei gruppi e che difficilmente  delle menti isolate si spingessero in direzioni nuove e impreviste. Anche per questo motivo si stupiva sempre della vastità di conoscenze accumulate dalla sua specie, la mancanza di creatività e individualismo aveva reso necessario milioni di anni per giungere al livello di progresso attuale.<br />
Continuò a cercare, finalmente trovò una mente femminile che si muoveva isolata e solitaria, si avvicinò saggiandone l&#8217;indole, ma si sentì immediatamente respinto, non era quello che stava cercando, era una mente piena di rancore, solitaria per rabbia verso gli altri, non perché tesa in direzioni diverse.<br />
Cercò ancora, si lasciava trascinare dalle correnti di pensieri, evitando però di finire inglobato nei gruppi rumorosi che incontrava, lo faceva spesso e non aveva ancora trovato ciò che desiderava, ma non si lasciò scoraggiare.<br />
Finalmente un altro pensiero femminile solitario, aveva un suono diverso dagli altri, una musicalità che gli piaceva, un insieme di colori bizzarri, screziature di toni improbabili. Si avvicinò, lo sfiorò con il proprio pensiero. La mente sottostante sembrava tesa verso concetti che riusciva appena ad immaginare, ma percepì, più che comprendere, riflessioni creative e audaci, una ricerca estetica, un amore per la bellezza slegata da qualsiasi finalità pratica. Era un pensiero realmente strano per qualcuno della loro razza, fondamentalmente pragmatica e priva di slanci creativi. Gli piaceva. Si fece più vicino e cercò un contatto con quella mente, pur con le differenze insormontabili che li separavano era convinto che avrebbe potuto trovare un terreno comune con quella femmina più di quanto accadesse con gli altri maschi. La femmina si dimostrò subito disponibile a conversare con lui, iniziarono così a tessere un complesso intreccio di pensieri e sensazioni, il modo di comunicare più facile da adottare all&#8217;interno della rete neuroelettronica.<br />
Dopo qualche tempo si separarono, scollegò il suo corpo dagli apparecchi della biblioteca e ritornò dai i suoi compagni dell&#8217;allevamento, nei giorni a venire si sarebbe nuovamente connesso per proseguire la conversazione con quella femmina così particolare, a cui si sentiva così simile nella convinzione che al mondo esistesse qualcosa di più coinvolgente e profondo di una piatta esistenza nella quotidianità.<br />
Presto lui e i suoi compagni sarebbero stati abbastanza adulti e le femmine sarebbero sciamate attorno all&#8217;allevamento alla ricerca di un compagno, in genere le femmine si recavano all&#8217;allevamento più vicino alla loro abitazione e sceglievano uno dei maschi disponibili, non era considerata una scelta molto importante, bastava che il maschio fosse sano e geneticamente compatibile, qualche volta accadeva però che una femmina desiderasse un maschio particolare e allora poteva cercare in molti allevamenti fino ad essere soddisfatta della propria scelta. Era considerato un comportamento bizzarro, ma non disapprovato, nel complesso si trattava di una razza tollerante anche se poco fantasiosa, tutto ciò che non danneggiava gli altri era permesso. non importava che andasse contro consuetudini stabilite, veniva accettato come stranezza e presto dimenticato.<br />
Lui voleva riuscire a convincere quella femmina a recarsi al suo allevamento e a cercare proprio lui. Non aveva idea se si trattasse di una cosa facile da fare o meno, lei poteva trovarsi dall&#8217;altra parte del pianeta e lui non aveva alcuna esperienza del mondo esterno, quel poco che sapeva lo aveva appreso in biblioteca, non sapeva quali compiti svolgesse la femmina, se avesse possibilità di spostarsi, se avrebbe potuto in qualche modo comunicare con l&#8217;allevamento e avvisare che cercava proprio lui in modo che nessun&#8217;altra femmina lo scegliesse prima, ma avrebbe fatto il possibile per essere scelto da lei.<br />
I giorni seguenti si recò il più possibile alla biblioteca per utilizzare le apparecchiature neuroconnettive e scandagliare la rete alla ricerca della femmina con cui aveva fatto amicizia. Fortunatamente non fu difficile trovarla, anzi, fu lei a trovare lui; come gli raccontò anche lei era alla ricerca di qualcosa di diverso e più soddisfacente di un semplice accoppiamento e lui era sicuramente più stimolante di qualunque altro maschio le fosse capitato di incontrare nella rete. Ormai era certo che avrebbe fatto il possibile per poterlo scegliere come compagno, e infatti lei lo rassicurò delle sue intenzioni dicendogli che aveva cercato il suo allevamento e prenotato una visita presso di loro non appena lui e gli altri maschi avessero raggiunto la piena maturità.<br />
Si svegliò per il gran trambusto che c&#8217;era nell&#8217;allevamento, si guardò attorno smarrito, poi comprese; era giunto finalmente il giorno tanto atteso, l&#8217;allevamento apriva le sue porte e le femmine avrebbero potuto scegliere un compagno fra i maschi disponibili. Si sentiva eccitato e terrorizzato allo stesso tempo, a differenza dei suoi compagni lui aveva un&#8217;aspettativa precisa, non gli bastava essere scelto da una femmina qualsiasi, voleva essere scelto dalla femmina che aveva incontrato in rete. Solo lei, ne era convinto, avrebbe dato significato alla sua esistenza e a ciò che stava per accadere.<br />
Raggiunse i suoi compagni all&#8217;esterno degli edifici, alcuni parlavano concitati, altri era quasi paralizzati dall&#8217;eccitazione, ognuno reagiva in modo diverso all&#8217;approssimarsi di un evento tanto atteso e al contempo temuto.<br />
Poco dopo iniziarono ad arrivare le femmine. Enormi, inconcepibilmente diverse da loro, eppure appartenevano alla stessa specie, lo sapevano da ciò che avevano imparato dai libri e in un qualche modo più sottile lo sapevano per istinto, avvertivano un richiamo inspiegabile e allo stesso tempo irresistibile verso quelle masse gigantesche, così grandi che i loro occhi faticavano a percepirle nella loro interezza.<br />
Le femmine si avvicinarono all&#8217;allevamento e loro iniziarono a essere chiamati mentre venivano scelti, la maggior parte delle femmine in realtà non li degnava nemmeno di uno sguardo, era chiaro che le scelte non venivano effettuate in base a qualche tipo di attrazione personale, ma piuttosto per abbinamento dei dati genetici alla ricerca della miglior compatibilità. Alcune in realtà non resistevano e sbirciavano l&#8217;allevamento, curiose di vedere i maschi per la prima volta nella loro vita, altre si soffermavano ad osservare con calma, valutando forse secondo dei propri criteri personali i maschi che si trovavano di fronte.<br />
Finalmente fu chiamato anche lui. Salutato dai suoi compagni e dagli educatori uscì dalla porta esterna e salì in una specie di cabina che immediatamente si sollevò in aria e si mosse, sospesa a qualche supporto che non riusciva a scorgere e venne depositata all&#8217;interno di una struttura enorme, agganciata in una posizione che gli permetteva di scorgere il mondo esterno dai finestrini della cabina. Capì che la struttura era un veicolo su cui salì la femmina che lo aveva scelto, il veicolo si mosse e lui per un po&#8217; fu così rapito dall&#8217;osservare il mondo esterno che vedeva per la prima volta da dimenticare quasi la presenza di lei.<br />
Dopo un tempo non lungo il veicolo si fermò, la femmina scese e fu lei  stessa a sollevare la sua cabina e trasportarla all&#8217;interno di un edificio dalle proporzioni così immani che si sentiva schiacciato. La femmina depositò la cabina su una superficie piatta, levigata. Lui attese un attimo, poi uscì, atterrito ed eccitato da ciò che si sarebbe trovato di fronte. Lei era li, incombente come una montagna. Non poteva sapere se fosse la femmina che aveva incontrato in rete, era spaventato dall&#8217;idea di essere stato scelto da un&#8217;altra, ma prima che la tensione diventasse insopportabile lei parlò, in quel modo strano, quasi biascicante che utilizzavano le femmine quando si rivolgevano ai maschi. Era un modo difficile di comunicare, nulla a che vedere con il piacevole scambio di pensieri e sensazioni reso possibile dalla rete, ma fu sufficiente a rassicurarlo, lei era la persona giusta, era proprio la femmina che aveva desiderato per l&#8217;unione.<br />
&#8220;Sei pronto?&#8221; &#8211; gli chiese con tono delicato e affettuoso.<br />
&#8220;Si!&#8221; &#8211; rispose, ed era vero. Era pronto, sapeva di aver fatto tutto ciò che poteva per assicurarsi il miglior destino possibile e ora era pronto ad affrontarlo. La speranza era superiore al timore, sapeva che quella era la femmina giusta, sapeva che con lei non sarebbe stato tutto sprecato.<br />
Lei lo sollevò delicatamente, lo tenne un attimo sospeso, come per rimirarlo, poi lo inserì nel suo orifizio riproduttivo. Immediatamente si sentì avvolto da decine di di sottili tentacoli  che lo accarezzavano, stimolati da quel contatto dal suo corpo uscirono analoghi filamenti che si intrecciavano con quelli della femmina, cercavano i giusti punti di connessione, si saldavano fra loro. Sentì le vene fondersi con quelle di lei, il sangue si mescolò al sangue, le arterie si unirono, smise di respirare, ma non ne aveva più bisogno. Da ultimo si saldarono i nervi, smise di pensare, ma non ne aveva più bisogno. Avvertì in quegli ultimi istanti la fusione completa del suo minuscolo corpo in quello enorme della femmina, e con una sensazione di piacere così intensa da divenire mortale si svuotò in lei e da lei venne pervaso.<br />
La sua mente si frantumò in miriadi di schegge, come un oggetto di cristallo che cade con violenza su una superficie dura sentì la sua coscienza andare in pezzi. Ma in qualche modo sapeva, con quel poco di autocoscienza che andava svanendo che la sua personalità non andava perduta. Ogni frammento di se sarebbe diventato come una decorazione brillante sulla lucida superficie della mente di lei. Così come una miriadi di diamanti impreziosisce e abbellisce la forma d&#8217;oro di un gioiello i suoi pensieri incastonati in quelli infinitamente più complessi della femmina ne avrebbero esaltato la bellezza, donandole qualcosa che prima non possedeva. Era questo che aveva cercato disperatamente, una mente in grado di accoglierlo, non solamente un corpo in cui fondersi. E mentre la sua mente svaniva e si fondeva con quella della femmina si sentì felice e avverti la felicità di lei. Ora, per tutta la vita, erano uno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Photocorynus spiniceps</strong></em> is a species of <a title="Anglerfish" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anglerfish">anglerfish</a> in the family <a title="Linophrynidae" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Linophrynidae">Linophrynidae</a>.<sup id="cite_ref-0"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photocorynus_spiniceps#cite_note-0">[1]</a></sup><sup id="cite_ref-1"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photocorynus_spiniceps#cite_note-1">[2]</a></sup> It is the only species in the <a title="Genus" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Genus">genus</a> <em>Photocorynus</em>.<br />
The known mature male individuals are 6.2–7.3 millimeters (0.25-0.3 inches), smaller than any other mature fish and <a title="Vertebrate" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vertebrate">vertebrate</a>; the females, however, reach a significantly larger size of up to 50.5 millimeters (2 inches).<sup id="cite_ref-2"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photocorynus_spiniceps#cite_note-2">[3]</a></sup><sup id="cite_ref-3"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photocorynus_spiniceps#cite_note-3">[4]</a></sup> (However, numerous fish species have <em>both</em> sexes reaching maturity below 20 millimeters (0.8 inches).<sup id="cite_ref-4"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photocorynus_spiniceps#cite_note-4">[5]</a></sup>)<br />
Like other <a title="Anglerfish" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anglerfish">anglerfishes</a>, <em>Photocorynus spiniceps</em> lures its prey using a <a title="Bioluminescent" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bioluminescent">bioluminescent</a> spinal extension, and swallows the prey whole with the help of a distending jaw and a similarly distending stomach. Its prey can sometimes be as big as their own bodies. <strong>The male spends its life fused to its much larger female counterpart</strong> therefore effectively turning her into an hermaphrodite. <strong>While the female takes care of swimming and eating, the male, with a large proportion of its body consisting of <a title="Testis" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Testis">testes</a>, is charged with the task of aiding reproduction.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Wikipedia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In 1922 a specimen of the anglerfish <strong><em>Ceratias holboelli</em></strong> was discovered with small specimens attached to its abdomen  that were thought to be its young. A few years later, similar finds led  to the discovery that the smaller fish were really mature males living <a title="parasitically" href="http://www.britannica.com/EBchecked/topic/443191/parasitism">parasitically</a> on the female. Further investigation showed that the males, soon after  their transformation from the larval state, bite an older, larger  female, after which the female and male tissues unite;<strong> the separate <a title="circulatory systems" href="http://www.britannica.com/EBchecked/topic/118406/circulatory-system">circulatory systems</a> join; and the male becomes a permanent appendage of the female.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Encycolpedia Britannica</p>
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		<title>Il duca</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 20:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggi irrazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Percorsi lentamente il corridoio che separava l&#8217;ingresso dalla biblioteca. Ad ogni passo sentivo i capelli rizzarmisi sulla testa, lunghi brividi mi percorrevano la spina dorsale, l&#8217;adrenalina correva impetuosa nelle mie vene, ogni pelo del corpo sembrava dotato di volontà propria e tutti assieme sembravano essersi accordati per schizzare fuori dalla mia pelle. Una corrente gelida <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/419'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/05/duca.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-424" style="margin: 5px;" title="duca" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/05/duca-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Percorsi lentamente il corridoio che separava l&#8217;ingresso dalla biblioteca. Ad ogni passo sentivo i capelli rizzarmisi sulla testa, lunghi brividi mi percorrevano la spina dorsale, l&#8217;adrenalina correva impetuosa nelle mie vene, ogni pelo del corpo sembrava dotato di volontà propria e tutti assieme sembravano essersi accordati per schizzare fuori dalla mia pelle.<br />
Una corrente gelida usciva dalla porta aperta della biblioteca che lasciava intravvedere alti scaffali carichi di libri, intervallati da pannelli di quercia intarsiati con scene di caccia e di battaglia.<br />
Sapevo già cosa avrei trovato, ma questo non mi aiutava a restare calmo come avrei voluto. Bussai lievemente sullo stipite prima di entrare. Lui mi aspettava, in piedi davanti ad uno scaffale con un libro in mano, l&#8217;indice infilato fra le pagine per tenere il segno. Grazie al cielo aveva la testa sopra il collo, una cortesia che mi riservava e di cui gli ero sempre grato.<br />
&#8220;Buon giorno dottore&#8221; &#8211; mi salutò gentilmente &#8211; &#8220;L&#8217;ho sentita entrare in casa, si accomodi la prego.&#8221;<br />
&#8220;Buon giorno Duca&#8221; &#8211; risposi &#8211; &#8221; stava leggendo?&#8221;<br />
Era un uomo dall&#8217;aspetto fiero, capelli neri e corti così come la barba ben curata, indossava un abbigliamento da caccia che sarebbe stato all&#8217;ultima moda nella metà del &#8217;600. Si sarebbe potuto scambiare per un attore in costume messo li per intrattenere gli eventuali turisti in visita all&#8217;antico maniero o per un eccentrico padrone di casa. Ovviamente se non fosse stato semitrasparente, caratteristica che lo qualificava inequivocabilmente come un fantasma.<span id="more-419"></span><br />
Il duca, un fedelissimo amico Oliver Cromwell era stato accusato ingiustamente di tradimento. Furono portate prove fabbricate ad arte e furono ascoltati testimoni che mentirono per ottenere la sua condanna. Venne giudicato colpevole di tradimento per aver collaborato con  Carlo I contro Cromwell, fu condannato e venne decapitato nel 1648. I suoi possedimenti e le sue terre furono confiscate e assegnate proprio a chi lo aveva denunciato rivendicando il merito di aver smascherato un traditore.<br />
Ma il duca era innocente e non se ne volle andare da casa sua. La sua presenza come fantasma fece crollare i nervi ai suoi accusatori che finirono per tradirsi. Il nome del duca venne riabilitato una volta stabilita la sua innocenza e casa e possedimenti restituiti ai suoi eredi, ma lui ormai si era installato come fantasma nella sua casa e da allora non se ne era più andato. I suoi eredi avevano imparato a convivere con quel bizzarro coinquilino che in fondo non era né pericoloso né fastidioso anche se vederlo andare in giro con la testa sotto il braccio, come usava fare, poteva risultare piuttosto inquietante.<br />
&#8220;Stavo leggendo un romanzo di un autore svedese, un giallo, niente di particolarmente interessante&#8221; &#8211; rispose appoggiando il libro su un tavolino &#8211; &#8220;Oltretutto l&#8217;ho già letto, da quando nessuno abita in questa casa non ho più nulla di nuovo, gli ultimi volumi risalgono al 2009, libri comprati dalla mia ultima discendete, la duchessa Mathilda, prima di morire.&#8221;<br />
Si sedette su una poltrona dallo schienale alto, allungò le gambe verso il grande caminetto in pietra e mi fissò con uno sguardo acuto e penetrante. Sorrise, il sorriso di chi sa qualcosa su di voi e che forse voi nemmeno intuite.<br />
&#8220;Cosa avete pensato di nuovo dottore, per convincermi a lasciare la mia casa?&#8221; &#8211; chiese con aria di scherno &#8211; &#8220;Volete che mi distenda sul divano come si presume debbano fare i vostri pazienti o posso restare sulla mia poltrona preferita?&#8221;<br />
Il duca si riferiva alla mia qualifica, psichiatra e psicanalista, assunto dall&#8217;amministrazione pubblica, nuova proprietaria della casa per scacciare il fantasma che la infestava.<br />
La duchessa, morta senza eredi, aveva lasciato la sua proprietà all&#8217;amministrazione comunale perché ne disponesse come meglio credeva a favore della comunità. Era stato deciso di vendere la proprietà e di utilizzare il ricavato per rimpinguare le casse comunali sempre in rosso. Ma la presenza del fantasma aveva allontanato qualsiasi compratore.<br />
A onor del vero il duca non disturbava nessuno, in 400 anni non si registrava un solo episodio in cui avesse fatto del male a qualcuno, il fastidio più grande poteva essere al limite il rumore di un libro fatto cadere inavvertitamente, ma io stesso dovevo ammettere che non era facile abituarsi alla sua presenza. Nonostante fossi ormai al sesto incontro con lui e sapessi con certezza assoluta che non avrei subito alcun danno provavo un impulso difficilmente controllabile che mi esortava a scappare da quella casa. Non potevo certo biasimare i possibili compratori se avevano deciso di lasciar perdere l&#8217;affare e andarsene di corsa, il primo impatto con il duca metteva a dura prova anche i nervi più saldi.<br />
L&#8217;amministrazione comunale aveva tentato in vari modi di scacciare il fantasma, senza alcun risultato. Il peggiore era stato quello messo in atto da un esorcista.<br />
Da quanto mi aveva raccontato il duca stesso, il sacerdote si era piazzato nel mezzo della biblioteca gridando come un pazzo, cosa particolarmente deprecabile dal punto di vista del duca, uomo pacato ed estremamente educato e formale. L&#8217;esorcista aveva gridato frasi sconclusionate, ordinando al duca di tornarsene negli inferi da cui era uscito, cosa ovviamente priva di senso considerando che il duca anche in vita era stato persona profondamente buona e amata dai suoi sudditi e l&#8217;inferno non sarebbe certo stato il posto adatto a lui.<br />
Il duca aveva sopportato con rassegnazione finché il sacerdote non aveva iniziato a spruzzare acqua benedetta nella biblioteca, con il rischio di rovinare libri, tappezzerie e mobilio, azione che aveva spinto il duca a reagire. Per quanto persona di animo tranquillo e pacato, la rabbia per un comportamento così sconsiderato lo aveva trasfigurato, tenendo la testa sotto braccio si era avventato urlando in direzione dell&#8217;esorcista e questo fu sufficiente per metter in fuga quest&#8217;ultimo e non farlo più tornare.<br />
Dopo di allora erano stati chiamati vari medium, indagatori dell&#8217;occulto e personaggi strani che avevano finito per diventare presenze decisamente più fastidiose del fantasma, motivo per cui erano stati tutti scacciati senza aver ottenuto alcun risultato.<br />
Io rappresentavo l&#8217;ultimo tentativo di liberare la casa dall&#8217;ectoplasma del duca. Per la verità non nutrivo molte speranze in tal senso. Il mio lavoro di psichiatra e psicanalista era sempre consistito per lo più nell&#8217;ascoltare donne insoddisfatte del proprio aspetto, succubi del giudizio materno, con un rapporto irrisolto con i genitori e sempre in cerca della loro approvazione, oppure uomini con complessi di qualsiasi genere, spesso rovinati da uno stile di vita che impone modalità e ritmi insostenibili. Intendiamoci, non intendo certo disprezzare i miei clienti, persone degnissime e alcune anche di grande intelligenza. Mai però mi ero trovato in una situazione così bizzarra. Non solo cercavo di psicanalizzare un fantasma, ma si trattava per di più di un fantasma dotato di un&#8217;intelligenza acutissima, una cultura vasta e profonda e una sensibilità straordinaria.<br />
La passione per la lettura, coltivata in oltre quattro secoli, gli aveva permesso di formarsi una conoscenza approfondita su qualsiasi argomento. Alla prima seduta, quando apprese che ero una psichiatra vero e proprio e non qualche ciarlatano inviato li per tentare strani riti, mi sorprese con una dotta disquisizione sulle differenti visioni della psicanalisi in Feud e Jung. Lui era decisamente junghiano, anzi considerava se stesso un archetipo.<br />
&#8220;Devo ammettere con sincerità&#8221; &#8211; risposi riprendendo il filo dei pensieri &#8211; &#8220;che non ho affatto idea di come convincervi ad abbandonare questa casa. Io sono uno psichiatra e non credo di essere la persona adatta a scacciarvi da casa vostra. Siete la persona più equilibrata che  abbia incontrato negli ultimi tempi e non saprei proprio cosa potrei dirvi per farvi andare via. All&#8217;inizio non credevo affatto alla vostra esistenza, ma ora non la posso certo negare e questo è abbastanza sconvolgente per una persona razionale come me. A volte mi chiedo se non sono io a essere diventato pazzo.&#8221;<br />
&#8220;Suvvia dottore&#8221; &#8211; rispose il duca &#8211; &#8220;non arrendetevi troppo facilmente, forse potrei addirittura aiutarvi io stesso. In effetti ho riflettuto molto sulla mia situazione, come sapete ho avuto a disposizione quattro secoli per farlo e sono giunto alla conclusione di non esistere.&#8221;<br />
Il duca assunse un&#8217;espressione pensierosa e proseguì: &#8220;Come sapete io stesso mi considero una persona razionale. Nemmeno in vita amavo molto le superstizioni, la religione e le credenze tipiche della mia epoca, poi, con il trascorrere dei secoli, ho scoperto l&#8217;illuminismo, un uso migliore della razionalità, la scienza. Se fossi vivo non crederei affatto agli spiriti, alla possibilità che l&#8217;anima esista separata dal corpo e tantomeno ai fantasmi. Certo la mia situazione evidentemente mi impone una certa prudenza nel fare certe affermazioni, ma sinceramente credo di poter tranquillamente negare la mia stessa esistenza. Ora, poiché sono qui credo sia il caso di cercare una spiegazione e forse l&#8217;ho trovata. Non credo di essere lo spirito del duca, piuttosto credo di essere ciò che le persone pensano che dovrebbe essere lo spirito del duca.&#8221;<br />
&#8220;Non credo di capire.&#8221; &#8211; lo interruppi io &#8211; &#8220;Vorreste dire che siete frutto di un&#8217;allucinazione collettiva?&#8221;<br />
&#8220;in un certo senso si. Ascoltatemi un attimo e seguite il flusso dei miei pensieri. Quattrocento anni fa il duca venne di fatto assassinato e gli assassini si impossessarono della sua casa e delle sue proprietà. Probabilmente alcuni di loro non riuscirono a convivere con questo peso sulla coscienza e credettero di vedere il fantasma del duca, cosa che li spinse a confessare il tradimento commesso.  Furono talmente convincenti che altri credettero alla presenza del fantasma e questa credenza di perpetuò fino ad ora. In pratica io esisto solo perché c&#8217;è chi crede nella mia esistenza. Quando non ci sarà più nessuno che crederà ai fantasmi io svanirò senza in effetti essere mai esistito.&#8221;<br />
&#8220;Ma io non credo ai fantasmi! &#8211; esclamai quasi con rabbia &#8211; &#8220;Eppure vi vedo e sono qui che parlo con voi.&#8221;<br />
&#8220;Non è necessario che voi personalmente crediate ai fantasmi, evidentemente è sufficiente che un certo numero di persone ci creda perché io in qualche modo divenga quasi reale, sufficientemente reale per essere visto anche da chi non crede in me. Pensateci dottore, in fondo il mondo è pieno di cose che non esisterebbero se nessuno credesse in loro. Tutta la vostra vita di uomini moderni è basata su cose che non esistono, ma che diventano reali grazie alla vostra credulità. Vi affannate per una cosa che si chiama economia, eppure non esiste affatto, ma basta che un numero sufficiente di persone ci creda perché questa cosa diventi così potente da governare al vita degli uomini. E questo è solo uno dei molti esempi che potrei fare. Io non esisto, credetemi, sono il prodotto della immaginazione collettiva.&#8221;<br />
Scossi la testa, quella spiegazione non mi convinceva affatto, eppure, se avessi accettato l&#8217;esistenza degli ectoplasmi cosa avrebbe potuto fermarmi da essere trascinato nel gorgo della magia, de riti spiritistici e di tutto quel ciarpame che disprezzavo?<br />
&#8220;Andate tranquillo dottore, convincetevi della mia non esistenza come ne sono convinto io stesso e io un po&#8217; alla volta svanirò da questa casa, anzi, non vi avrò mai dimorato&#8221;<br />
Congedato in quel modo a un fantasma mi alzai e con un lieve cenno di saluto mi allontanai dalla stanza, ero stato sconfitto, ma non ne avevo a male, l&#8217;avversario era troppo superiore a me, non c&#8217;era nemmeno stata una vera battaglia.<br />
&#8220;Dottore&#8221; &#8211; mi richiamò il duca &#8211; &#8220;mi ha fatto piacere conoscervi, se qualche volta avrete voglia di una chiacchierata tornate pure in queste stanze, non avendovi mai dimorato non posso nemmeno andarmene, quindi sarò sempre qui, per voi, come ora&#8221;<br />
Il duca mi fece un cenno di saluto e con la sua ultima frase che mi risuonava nella mente abbandonai la casa.</p>
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		<title>Spring</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 12:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sonny O]]></category>

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		<description><![CDATA[It&#8217;s spring A little voice inside me saying Yes, I want&#8230; Sonny O Cadaveri d’immortali – [2011]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>It&#8217;s spring<br />
A little voice inside me<br />
saying<br />
Yes, I want&#8230;</p>
<p style="text-align: right;">Sonny O<br />
Cadaveri d’immortali – [2011]</p>
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		<title>Punti di vista</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 20:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggi irrazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Un segnale sul pannello di controllo richiamò la sua attenzione. Finalmente l&#8217;osservatore di seconda classe 097 si era messo in contatto. Il supervisore di terza classe 028 compì l&#8217;appropriata sequenza di movimenti per attivare il sistema di comunicazione. &#8220;Osservatore di terza classe 097 a rapporto&#8221; &#8211; Il sistema di comunicazione inizio a trasmettere i dati sensoriali <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/395'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/04/Mostri-contro-alieni-23_mid.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-404" style="margin: 5px;" title="Mostri-contro-alieni-23_mid" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/04/Mostri-contro-alieni-23_mid-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un segnale sul pannello di controllo richiamò la sua attenzione. Finalmente l&#8217;osservatore di seconda classe 097 si era messo in contatto. Il supervisore di terza classe 028 compì l&#8217;appropriata sequenza di movimenti per attivare il sistema di comunicazione.<br />
&#8220;Osservatore di terza classe 097 a rapporto&#8221; &#8211; Il sistema di comunicazione inizio a trasmettere i dati sensoriali indispensabili perché la comunicazione fra due funzionari di alto rango si svolgesse fluida e precisa. Il suono era solo una parte del modo di comunicare che utilizzavano, le posizioni del corpo, degli arti, i cambi repentini di pigmentazione della pelle, il movimento della coda e delle creste sulla sommità del capo erano tutti complementi importanti quasi quanto la voce. Senza tutti questi segnali aggiuntivi  il messaggio sarebbe stato impreciso fino al limite dell&#8217;incomprensibilità. Per le comunicazioni complesse era necessario un sistema di telepresenza tridimensionale che premettesse agli interlocutori di cogliere tutti gli aspetti della conversazione.<br />
Il supervisore attendeva con una certa preoccupazione, aveva inviato l&#8217;osservatore di seconda classe dopo che due osservatori di terza classe erano tornati sconfitti, senza essere riusciti a comprendere la struttura sociale della razza aliena che stavano osservando. Si erano dichiarati incapaci di comprendere il mondo che stavano osservando.<br />
Il supervisore sperò di non dover inviare un osservatore di prima classe. Erano gli individui più borderline di tutta la popolazione, in grado meglio di altri di comprendere e adattarsi a situazioni totalmente diverse da quelle a cui erano abituati, ma la loro personalità individualista li rendeva anche difficili da trattare e spesso inaffidabili.<span id="more-395"></span></p>
<p>&#8220;Siete riuscito ad analizzare la razza aliena in modo preciso e inequivocabile?&#8221; &#8211; chiese il supervisore.<br />
&#8220;Si supervisore. Ho compreso quale ostacolo ha bloccato i miei predecessori. La chiave  di tutto sta nell&#8217;incongruo sistema di cure riservate ai nuovi nati.&#8221; &#8211; rispose l&#8217;osservatore &#8211; &#8220;Essi vengono curati ed educati dai loro stessi genitori.&#8221;<br />
Il supervisore mutò rapidamente colore, la sorpresa e lo sconcerto non gli permettevano di trovare una configurazione stabile.<br />
&#8220;Ne siete assolutamente certo?&#8221; &#8211; chiese con tono prudente. Temeva che anche l&#8217;osservatore di seconda classe avesse compiuto qualche grave errore di analisi. Era palesemente assurdo che le nuove generazioni venissero educate dai propri genitori.<br />
&#8220;Si supervisore, ne sono certo. Sto inviando ora il rapporto completo. Vedrete che le mie conclusioni saranno ancora più sconcertanti, ma sono sicuro di non aver compiuto alcun errore di valutazione.&#8221;<br />
&#8220;Grazie osservatore.&#8221; &#8211; rispose il supervisore &#8211; &#8220;Lo leggerò più tardi, appena concluso il mio turno di verifica delle crescite.&#8221;</p>
<p>Il supervisore chiuse il contatto e si avviò lungo corridoi interminabili rivestiti di un materiale duro, nero e lucido, intervallato a tratti da placche luminescenti.<br />
&#8220;Che sistema insano e assurdo.&#8221; &#8211; pensava fra se, paragonandolo al sistema di allevamento tipico della sua razza. Le nuove covate venivano allevate tutte assieme, da personale esperto e qualificato, in grado di prendersi cura al meglio dei cuccioli, di educarli, di valutarne con obiettività e imparzialità le capacità e i progressi. Il supervisore ricopriva un ruolo importante anche in questo, oltre all&#8217;incarico da cui derivava il suo appellativo  le sue particolari capacità di giudizio gli erano valse un incarico speciale come valutatore dei cuccioli giunti allo stadio pre-adulto. Era proprio agli allevamenti che si stava dirigendo in quel momento. Si preparava a valutare i livelli mentali e le attitudini di quelli che di li a poco sarebbero diventati adulti, pronti a prendere il posto che spettava loro nella società altamente organizzata in cui vivevano.<br />
Era suo compito stabilite quali mansioni essi avrebbero dovuto svolgere, a quale livello e con quali competenze. Forse alcuni di loro erano suo figli, lui non lo sapeva, ma non gli importava. Se avesse avuto un legame con loro come avrebbe potuto essere assolutamente obiettivo? Come avrebbe potuto stabilire se fossero stati in grado di svolgere un incarico, occupare un posto adeguato nella società o se avrebbero dovuto venire soppressi? Nessuno scrupolo morale limitava il suo giudizio. Le personalità considerate devianti erano rischiose per l&#8217;equilibrio sociale e chi non poteva venire inserito in un ruolo ben preciso in cui rendersi utile veniva soppresso. Il supervisore sottopose i giovani a una lunga serie di test riservandosi poi il tempo necessario per esaminarne attentamente i risultati in un secondo tempo.</p>
<p>Finito il suo turno presso gli allevamenti ritornò finalmente alla sua postazione per prendere finalmente visione del rapporto completo sugli alieni. Non si può dire che fosse ansioso di farlo, un sentimento di questo tipo sarebbe stato riprovevole, nutriva però una forte curiosità intellettuale riguardo gli alieni.</p>
<p>Si immerse nella revisione del rapporto inviato dall&#8217;osservatore, mano a mano che procedeva si sentiva sempre più sorpreso e sconcertato. Tutta la società aliena era così assurda che non avrebbe nemmeno dovuto esistere. Invece non solo esisteva, ma erano anche riusciti ad arrivare ad un certo sviluppo tecnologico. Per un po&#8217; il supervisore si trastullò con il pensiero di classificare gli alieni come animali sociali non intelligenti, ma le evidenze contrarie erano troppo schiaccianti. Erano una razza intelligente. Per quanto gli sembrasse impossibile erano riusciti a costruire meccanismi, elaborare teorie complesse sul funzionamento delle cose, avevano un linguaggio efficiente sebbene molto primitivo e basato quasi unicamente sullo scambio di suoni. Il supervisore era sempre più stupito, tutta l&#8217;organizzazione sociale di quella razza aliena era basata su dinamiche totalmente illogiche.<br />
Proseguì la lettura del rapporto, sconcertato da come gli alieni organizzassero la loro vita con strutture sociali del tutto inadatte allo sviluppo di una società stabile ed efficiente.<br />
&#8220;Non è possibile!&#8221; &#8211; esclamò profondamente turbato. Perfino il suo autocontrollo si incrinava di fronte allo stupore e al disgusto di ciò che apprendeva dal rapporto dell&#8217;osservatore.<br />
Il rapporto fra adulti e cuccioli era basato sulla parentela, cosa ovviamente assurda, cosa poteva garantire infatti che i genitori fossero abili nell&#8217;allevamento dei figli? E questo sistema poi rendeva i cuccioli dipendenti dai propri genitori e i genitori erano attaccati ai figli in modo insano.<br />
Ma quanto l&#8217;osservatore riportava era decisamente troppo!<br />
Tutta la società non solo i rapporti fra adulti e cuccioli, ma perfino i rapporti fra adulti erano basati su interdipendenza reciproca.<br />
Quegli esseri non utilizzavano la logica come guida per le proprie azioni nemmeno nella scelta dei propri partner per la riproduzione, al contrario.</p>
<p>Gli adulti, quasi sempre adulti di sesso opposto, non rifuggivano e anzi addirittura ricercavano ansiosamente un disgustoso legame di asservimento psicologico che essi chiamavano&#8230; amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nintendo vs Apple</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 22:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
				<category><![CDATA[perditempo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri c&#8217;era la coda al negozio Apple, tutti aspettavano di poter acquistare l&#8217;IPAD 2. Ieri mia nipote si è comprata la Nintendo 3DS. Se ho capito bene una delle grandi novità dell&#8217;IPAD 2 è che ha 2 telecamere. La Nintendo 3DS ne ha 3. Io non sono un amante dei prodotti Apple, quindi magari sono <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/391'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/03/ninpad.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-392" style="margin: 5px;" title="ninpad" src="http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-content/uploads/2011/03/ninpad-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Ieri c&#8217;era la coda al negozio Apple, tutti aspettavano di poter acquistare l&#8217;IPAD 2.</p>
<p>Ieri mia nipote si è comprata la Nintendo 3DS.</p>
<p>Se ho capito bene una delle grandi novità dell&#8217;IPAD 2 è che ha 2 telecamere.</p>
<p>La Nintendo 3DS ne ha 3.</p>
<p>Io non sono un amante dei prodotti Apple, quindi magari sono un po&#8217; prevenuto, ma ho l&#8217;impressione che la palma di innovatore tecnologico vada alla Nintendo, non alla Apple.<br />
A un prezzo decisamente inferiore ti danno un display tridimensionale che è davvero notevole, due telecamere per fare foto 3D oltre alla telecamera per fare foto a se stessi, applicazioni ludiche di realtà aumentata tridimensionali molto carine.</p>
<p>Detto questo trovo davvero triste la corsa ad accaparrarsi l&#8217;ultimo gadget tecnologico che diventa unicamente uno status symbol e viene totalmente svuotato della sua reale utilità.<br />
In ogni caso sono convinto che in questo momento la Nintendo sia decisamente più innovatrice rispetto alla Apple. Hanno introdotto con la WII una nuova generazione di controller ora la 3DS diventerà l&#8217;apripista dei dispositivi con display 3D.</p>
<p>Se dovessi scegliere cosa comprare la mia preferenza andrebbe decisamente alla Nintendo 3DS <img src='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chi è il folle di noi due?</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 21:28:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[se fossi poeta...]]></category>
		<category><![CDATA[Sonny O]]></category>

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		<description><![CDATA[è così importante che io abbia personalità multiple? era davvero così importante per te? ho conosciuto persone senza personalità io ne ho una per ognuno di loro è così importante che io abbia personalità multiple? era davvero così importante per te? ho visto persone che non sanno cantare io ho un intero coro dentro di <a href='http://evoluzione.archaeopteryx.tv/archives/379'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 250px;">
<p style="text-align: right;">è così importante<br />
che io abbia personalità multiple?<br />
era davvero così importante<br />
per te?</p>
<p style="text-align: right;">ho conosciuto persone<br />
senza personalità<br />
io ne ho una<br />
per ognuno di loro</p>
<p style="text-align: right;">è così importante<br />
che io abbia personalità multiple?<br />
era davvero così importante<br />
per te?</p>
<p style="text-align: right;">ho visto persone<br />
che non sanno cantare<br />
io ho un intero coro<br />
dentro di me</p>
<p style="text-align: right;">ho sentito persone  che non sanno<br />
stupirsi di un fiore o del cielo<br />
tutto ciò che per me<br />
è sempre nuovo</p>
<p style="text-align: right;">è così importante<br />
che io abbia personalità multiple?<br />
era davvero così importante<br />
per te?</p>
<p style="text-align: right;">ho parlato a persone<br />
prive d&#8217;amore<br />
troppo vuote di ciò<br />
che trabocco</p>
<p style="text-align: right;">è così importante<br />
che io abbia personalità multiple?<br />
era davvero così importante per te<br />
anche se tutte ti amavano?</p>
</div>
<p style="text-align: right;">Sonny O<br />
Cadaveri d’immortali – [2011]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dopamina</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 21:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
				<category><![CDATA[se fossi poeta...]]></category>
		<category><![CDATA[Sonny O]]></category>

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		<description><![CDATA[motivazione dopamina nel mio cervello punizione dopamina nel mio cervello soddisfazione dopamina nel mio cervello perché vuoi negarmi la feniletilamina l&#8217;ossitocina non basta lo sai Sonny O Cadaveri d’immortali – [2011]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>motivazione<br />
dopamina nel mio cervello<br />
punizione<br />
dopamina nel mio cervello<br />
soddisfazione<br />
dopamina nel mio cervello</p>
<p>perché vuoi negarmi<br />
la feniletilamina</p>
<p>l&#8217;ossitocina non basta lo sai</p>
<p style="text-align: right;">Sonny O<br />
Cadaveri d’immortali – [2011]</p>
]]></content:encoded>
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