ululato2Fu un inverno particolare.

Erano giorni che nevicava, nonostante fossero solo i primi di Dicembre la temperatura era bassa, parecchi gradi sotto zero. Tutti dicevano che era troppo freddo per nevicare, invece nevicava. Nevicava, di continuo, senza interruzione, leggeri pezzi di cielo cadevano fitti ricoprendo la città.

I mezzi sgombraneve avevano accettato mestamente la loro sconfitta ed ora giacevano abbandonati, arenati contro montagne di neve che loro stessi avevano contribuito ad innalzare.

Tutto era diverso, strano; era bizzarro non vedere macchine muoversi ovunque, autobus, furgoni, tutto il normale traffico della città era interrotto, ma ciò che davvero colpiva i sensi era la diversa qualità del rumore. Non c’era silenzio, no, anche se la neve assorbiva con dolcezza le vibrazioni sonore non c’era silenzio, ma quello che si sentiva non era il ronzio meccanico, il brontolio dei motori a scoppio, il continuo lavorio di milioni di ingranaggi. Le grida dei bimbi, il fruscio smorzato dei pattini delle slitte, le voci delle persone avevano riconqustato la città. Continua a leggere »

copper_plateSeduto, attendevo con pazienza l’arrivo del Venerabile Maestro Valavan, rimuginando su dubbi che mi assalivano ormai dai giorni, ma che non avevo ancora trovato modo di esprimere. All’arrivo del Maestro non seppi trattenermi oltre e immediatamente, con ahimè assai poco tatto,  gli scagliai subito contro una domanda che presumevo avrebbe messo in crisi perfino lui.

“Verabile Maestro, è davvero possibile cambiare? Sono ormai anni che seguo ‘la via’ e non mi par di scorgere in me stesso alcun reale cambiamento profondo. Per di più mi guardo attorno e vedo che le persone raramente cambiano, o forse non cambiano proprio mai. Siamo forse condannati ad essere sempre uguali senza possibilità di migliorare?”

“Piove, passami il mio cappello” rispose il maestro indicandomi un piatto decorativo in rame appeso ad una parete.

Io lo guardai stupito mentre staccava il piatto dal muro e appoggiatolo sulla testa usciva nella pioggia.

Rimasi a lungo a riflettere, non capendo se vi fosse un nesso fra il comportamento del Maestro e la mia domanda. Quando rientrò vide la perplessità nel mio sguardo e con un lieve sorriso sulle labbra si accinse a spiegare pazientemente. Continua a leggere »

buddista.jpgCamminavo in compagnia del Maestro Valavan verso Rampur, il Venerabile Maestro era giunto al nostro tempio ed io ero stato incaricato di accompagnarlo nel suo viaggio. Una sera giungemmo in un piccolo villaggio, quando si sparse la notizia del nostro arrivo fummo invitati presso la casa del mercante più ricco del paese il quale ci offrì una cena ricca e squisita che io cortesemente rifiutai spiegando che il mio percorso spirituale prevedeva morigeratezza di costumi e la rinuncia ai piaceri materiali.

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Oggi su un account di posta mi è arriva una mail che diceva: “Condividere i tuoi ricordi è diventato ancora più facile?”.
I ricordi sono quello che fa di me ciò che sono, o per essere più precisi, le esperienze passate, sommate alle mie predisposizioni genetiche sono quello che fanno di me ciò che sono. Le esperienze filtrate dalla mia sensibilità,da come io le ho vissute e dai ricordi che mi sono rimasti. Spesso i ricordi non corrispondono nemmeno con molta precisione alla realtà vissuta, vengono continuamente rielaborati ed aggiornati dal cervello in base a nuove esperienze, a nuovi dati.

Condividere i ricordi, se non parliamo di cose banali può essere un’esperienza intensa, parlare dei propri ricordi vuol dire parlare di se stessi, mettere a nudo la propria anima, regalare a qualcuno le proprie esperienze del mondo, mostrare il mondo come lo si vede con i propri occhi, come lo si vive.

Lungi da me essere contro i social network, le possibilità di condivisione, di mettere in comune, di raccontare, sono favorevolissimo a tutto ciò, però vorrei che le persone dessero valore alle cose che raccontano e tenessero sempre a mente a chi le stanno raccontando.

Il fatto che oggi sia più semplice condividere non significa che si debba per forza farlo, né che si debba farlo sempre e con chiunque.

Ci sono cose che è bello tenere per se, cose che è bello condividere solo con qualcuno ed altre cose che può comunque essere più divertente raccontare davanti ad una birra piuttosto che davanti ad un pc.

Il verbo utilizzare usato con esseri viventi come complemento oggetto è davvero orribile, ma proviamo a usare un complemento oggetto molto particolare, se stessi.

Ecco, potrei definirmi l’inutilizzatore finale di me stesso. Quanta parte di me stesso utilizzo in effetti? Sia fisicamente che mentalmente.

Non ho la risposta, solo la domanda.

Trinità

Stando a quando riportato da alcuni giornali fra cui La Stampa, secondo Ratzinger ci sono tracce di Trnità nel genoma umano.

Questo spiega molte cose, ad esempio, sul mio comportamento a tavola.

Una risposta più seria e documentata a questa affermazione (quella di Ratzinger, non la mia) la potete trovare su questo blog.

I figli di Bubba

Essendo ormai anziano i miei ricordi risalgono al millennio scorso. Dai ricordi dei tenebrosi anni ’80, anni per molti versi orribili, ancheo dal punto di vista musicale scaturisce ogni tanto questa perla, a volte richiamata alla mente da un desiderio di fuga, altre da semplici assonanze linguistiche, altre volte da… entrambe ;-)

Ecco qui il testo della canzone dei Figli di Bubba, canzone per altro piacevole anche dal punto di vista musicale.

 

Dopo una vita di risparmi, di bot e cct
Io devo proprio riposarmi, andare via di qui
Fanculo all’esclusiva, fanculo alla tivù
Saluti a tutti quanti, non vi vedrò mai più
Andrò laggiù nella valle dei Timbales
Tra peones, marones, salmones, daiquiri e bon bons
Laggiù dove la femmina è procace
Vivace, mordace, fugace, vorace lo so
Laggiù senza il sette e quaranta, Celentano non canta
La Carrà non c’è più
Laggiù con le dita nel naso, le lenzuola di raso
E il mio amore Mariù
Mi mancherete tutti lo so
Chissà come farò senza la faccia di Andreotti
Non sopravviverò
Senza lasagne surgelate, la maschera antigas
Le ferie intelligenti, la turbo e l’ananas
Andrò laggiù nella valle dei Timbales
Tra peones, marones, salmones, daiquiri e bon bons
Laggiù dove la femmina è procace
Vivace, mordace, fugace, vorace lo so
Laggiù senza colpo ferire
Sdraiarmi a dormire
Laggiù con la man nella mano
A guardare lontano
Senza sapere perché
Laggiù con le dita nel naso, le lenzuola di raso
E il mio amico Tommaso
Laggiù senza colpo ferire
A sdraiarmi e dormire
E pensare un po’ a voi
Laggiù lontano lontano
Io vi passo la mano
E vi saluto ancora un po’

michelangelos_david.jpgSi narra che quando Michelangelo Buonarroti ebbe quasi finito di scolpire il David ricevette la visita del gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Piero Soderini che voleva ammirare l’opera del grande scultore. Dopo averla osservata a lungo questi però si lamentò dicendo che a parer suo il naso del David era troppo grande. Michelangelo prese allora lo scalpello e senza farsi scorgere dal Soderini raccolse con la mano un po’ di polvere di marmo e si accinse a correggere l’errore. Finse solamente di modificare la statua facendo cadere un po’ alla volta la polvere di marmo e poi chiese un parere al gonfaloniere che dichiarò come ora finalmente la statua fosse perfetta.

Non voglio certamente andare contro tendenza ora che per fortuna ci si è resi conto che gli utenti vanno ascoltati, i loro pareri e critiche presi in considerazione, le loro esigenze attentamente considerate, però qualche volta bisognerebbe fare come Michelangelo. Modificare un sito per ascoltare ogni singola critica e correre dietro alle fantasie di ogni utente oltre a far diventare nevrotici ha come risultato un lavoro incoerente e obbrobrioso. Ascoltare le critiche va bene, ma valutarle prima di decidere come agire è altrettanto fondamentale.

nannucci.jpg

Pur non essendo di Bologna ho sempre considerato Nannucci tappa obbligatoria quando passavo in quella città e mi spiace moltissimo che chiuda.

 

Però, avendo vissuto i passaggi epocali che hanno riguardato la distribuzione di musica e video, vorrei fare una breve riflessione.

Quando sono usciti i CD costavano il doppio degli LP, sebbene il costo di produzione fisica del CD fosse in realtà molto inferiore. Ed il prezzo è sempre rimasto quello anche quando l’uso dei CD si è diffuso. La stessa cosa è accaduta quando si è passati dal VHS al DVD; i prezzi dei film in DVD erano il doppio rispetto alla versione VHS ed anche in questo caso il costo di produzione di un DVD è molte volte inferiore al costo di produzione di un VHS.

 

A questo punto mi domando cosa paghiamo quando acquistiamo un CD o un DVD. Paghiamo la possibilità di fruire dell’opera (chiamiamola opera pur se spesso si tratta di qualche immonda porcheria realizzata da qualche produttore avido) o paghiamo il supporto fisico? Fino ad ora ci hanno fatto pagare il supporto fisico, altrimenti non avrebbe senso pagare un CD il doppio di un LP se il contenuto è il medesimo. Quindi, essendo la rete un supporto immateriale perché si dovrebbe pagare per scaricare film o musica? Al contrario, se ciò che si paga è realmente l’opera allora forse sarebbe stato meglio iniziare a fare dei ragionamenti seri un po’ di anni fa, prima di finire con l’acqua alla gola. Non parlo ovviamente del negozio Nannucci, che ha sempre compiuto un ottimo servizio alla musica ed agli appassionati, mi riferisco invece all’industria discografica e cinematografica. Se produttori, discografici, distributori ecc. ecc. avessero pensato di più agli utenti invece di considerarli unicamente polli da spennare forse non saremmo arrivati a questo punto.

 

Invece la loro miopia è tale che proseguono sulla stessa strada anche ora, negando perfino che la situazione sia cambiata.

“internet non serve all’umanità e non serve al mondo!… Internet c’è da tanti anni, non mi sembra che la fame nel mondo sia diminuita…” Qui il video, in cui potete ascoltare questi concetti illuminanti espressi da Davide Rossi presidente di Univideo.

Interessante il sillogismo, a) internet esiste da anni, b)la fame nel mondo non è diminuita c) quindi internet non serve a nulla.

Certo però potremmo estendere questo interessante concetto, a)poiché la fame nel mondo esiste ancora, b)NULLA di ciò che esiste l’ha fatta sparire, c) quindi nulla di ciò che esiste serve all’umanità e al mondo.

La ruota? Non serve a nulla, il mondo è pieno di ruote, ma c’è ancora la fame nel mondo. L’elettricità? i vestiti? l’agricoltura? niente, tutto da buttare.

E un simile genio serve al mondo? Non mi pare che la sua esistenza possa migliorare il mondo…

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