franz

Tenevi fra la mani un cuore di cristallo
vibrava sinfonico
come un calice al tocco di dita leggere
l’hai lasciato cadere
per volontà o noncuranza

Ora ho un cuore di plastica
funziona
ma non sa vibrare

Sonny O
Cadaveri d’immortali – [2011]

La città era qualcosa di davvero notevole. Non certo per gli edifici in se, tranne uno di cui parlerò più tardi, quanto per la sua forma e per la disposizione delle case. Le case stesse erano praticamente uguali, ad un piano, con una terrazza che fungeva da tetto, bianche, intonacate, pulite, ben tenute. Non erano identiche nel vero senso della parola, ognuna aveva qualche piccola variazione, alcune erano un po’ più grandi, altre un po’ più piccole, con più o meno finestre, ma si trattava sempre di differenze minime che non modificavano l’impianto di base. Erano disposte in cerchi concentrici attorno alla grande piazza circolare che fungeva da luogo di riunione, spazio per il mercato, zona giochi per i bambini. Ogni anello di case era separato da una strada abbastanza larga e degli stretti vicoletti separavano fra loro le case di ogni anello. In ogni anello c’erano sempre almeno due strade larghe che in qualche punto permettevano il passaggio fra gli anelli a tutto ciò che non riusciva a infilarsi negli stretti vicoli, ma non si trattava di strade radiali continue dal centro fino alla periferia, in ogni anello infatti le strade larghe erano in posizioni diverse. Quando un carro doveva percorrere tutta la strada dalla campagna estrena alla città alla piazza o viceversa era costretto quindi ad un lungo e labirintico percorso alla ricerca di strade abbastanza larghe per transitare da un livello all’altro. Continua a leggere »

Confusione. Paura. Zanne sguainate. Ringhi. Il suo branco. Il suo branco lo stava scacciando. Un muro di zanne luccicanti.

Il grosso lupo bianco iniziò a correre. Via. Lontano. Gli odori della foresta erano per lui qualcosa di solido, tangibile, come gli alberi, i sassi, il terreno gelato. Correre. Allontanarsi. Ora era un lupo solitario, cacciato dal branco di cui era stato il capo. Nessun luogo dove andare, nessuna tana a cui tornare. Correva. Cacciava quando la fame era troppo intensa. Seguiva le tracce di qualche piccolo roditore, la scia olfattiva di una preda. Ancora via. Nessun luogo. Correre. Si stava stancando. Impossibile, non si stancava mai. Correre era nella sua natura di lupo. Eppure era stanco, sentiva le zampe sempre più
Perché il suo branco l’aveva scacciato? Continua a leggere »

Qualche tempo dopo la nostra discussione sull’alba anticipata avvenuta in Groenlandia mi ritrovai a riprendere la discussione con Holmes, la sua spiegazione infatti non mi convinceva affatto e anzi trovavo quasi irritante la sua sicurezza. Entrai nel suo studio portando con me alcuni ritagli di pubblicazioni scientifiche in cui ero certo di trovare prove convincenti che la spiegazione dei fenomeni che accendevano la mia curiosità si trovava al di fuori del nostro pianeta. Holmes sedeva assorto in poltrona dando le spalle alla porta, la pipa che esalava spirali di fumo grigiastro appoggiata sul tavolino.
“Buongiorno Watson, immagino che abbiate raccolto prove schiaccianti per confutare le mie affermazioni, accomodatevi, prendete una tazza di tè vi prego, prima di inchiodarmi con le vostre argomentazioni”  - mi accolse Holmes sorprendendomi come sempre – “Non stupitevi, ormai vi conosco bene, quando arrivate con questo passo deciso avete sempre intenzione di ritornare su un argomento già discusso, ma le cui conclusioni non vi hanno convinto e dal fruscio di fogli deduco che tenete in mano un qualche tipo di documentazione da sottopormi.” Continua a leggere »

“Holmes, leggete qui, è inaudito” – esclamai eccitato entrando nella nostra abitazione al 221b di Baker Street.
“Me lo racconterete strada facendo, venite, l’ispettore Lestrade ha chiesto il nostro aiuto.” – replicò pacatamente il mio amico afferrando cappello e pipa e dirigendosi verso la porta. Non mi restò che seguirlo e salire accanto a lui sulla vettura che aveva chiamato per noi.
Mi misi seduto e spalancai il giornale davanti ai suoi occhi – “Leggete!” – lo apostrofai – “Proprio qui, è incredibile, non trovate?”
“Davvero stupefacente” – rispose con voce divertita – “Lazarus III ha vinto la quinta corsa, ma da quando vi interessate di cavalli?”
Ripresi il giornale e lo girai spazientito – “Non questa pagina, questa!” – indicai con foga – “Via Holmes, siate serio, la notizia è davvero notevole, secondo questo giornale si è verificato un fenomeno astronomico incredibile, in Groenlandia il Sole è sorto con due giorni di anticipo quest’anno.” Gli lasciai il tempo di leggere l’articolo poi ripresi – “È incredibile come diano la colpa al cambiamento climatico, sembra di sentire la mia povera nonna ripetere che le stagioni non sono più quelle di una volta. Cambiamento climatico, bah, come se un po’ di caldo in più potesse cambiare il sorgere del Sole. Secondo me nascondono qualcosa di ben più importante, o forse non ne capiscono nulla e quindi per non fare la figura degli sciocchi danno la colpa al cambiamento climatico, una di quelle invenzioni buone per spiegare qualsiasi evento quando non si sa chi incolpare. Come nell’esercito, quando gli ufficiali sbagliano hanno sempre qualcuno da incolpare. Sapete cosa penso? Dovremmo andare lassù a indagare, sono certo che potreste capirne più di tutti quelli che hanno intervistato su questo giornale.” Continua a leggere »

Il signor Mulliner, un divertente personaggio dell’umosirsta inglese Wodehouse, la sera al pub racconta continuamente episodi legati alla sua famiglia intervenendo in ogni discussione.

Uno dei suoi racconti riguarda un nipote affetto da disturbi gastrici, un giovanotto dall’aria sempre triste e seria, a cui il medico raccomanda come cura il sorriso. Deve sforzarsi di sorridere, ma essendo una persona dall’animo mesto il suo sorriso è più che altro un semplice esercizio muscolare, con il risultato che al posto di un sorriso gli si dipinge sul volto una specie di sogghigno del tipo: “io so qualcosa su di te, conosco il tuo segreto”.

Grazie a questo involontario stratagemma riesce a trovare lavoro, ad ottenere la mano della ragazza che desiderava e via dicendo, perché tutti i suoi interlocutori sono intimoriti dal suo sorriso imbarazzante.

Wikileaks non ha rivelato nulla di clamoroso? Non importa, ciò che è divertente è vedere come sia bastato dire:  “io so delle cose su di te” per mandare in fibrillazione tutte le diplomazie del mondo. Il nipote del signor Mulliner non era affatto conscio dell’effetto che il suo sorriso malizioso otteneva sulla gente ed infatti si stupisce molto di riuscire tutto ad un tratto ad otternere le cose che prima gli venivano negate. Assange lo fa consapevolmente e ormai non gli serve nemmeno rivelare dei segreti, gli basta dire che li rivelerà e tutti i re improvvisamente si vedono nudi e cercano di correre ai ripari con effetti piuttosto comici.

Il corollario di queso discorso è che solo l’Italia non deve temere nulla dai suoi documenti segreti, grazie a Berlusconi e al resto della sua compagnia di guitti, noi alleati e avversari esteri li offendiamo direttamente alla luce del sole senza bisogno di dirlo in segreto nei rappporti diplomatici.

No, non sto parlando di reverse engineering, ma di progettazione sbagliata.

Quello che vedete nella foto è un gioco che dovrebbe aiutare i bambini ad imparare a camminare, è un oggetto carino, ben fatto, pieno di luci, suoni e giochini stimolanti per un bambino, ha solo un piccolo difetto, è costruito a rovescio.

Tutti le lucine che lampeggiano sono messe davanti al gioco, in posizione perfetta per essere viste dagli osservatori, mentre il dietro del gioco è monocromatico e senza nulla di interessante. Peccato però che il bambino per imparare a camminare dovrebbe stare dietro il gioco, e fare piccoli passi tenendosi alla maniglia. Ma per quale motivo un bambino dovrebbe stare dalla parte dove non c’è nulla di bello? Ovviamente starà davanti, a schiacciare bottoni, muovere cose e guardare le luci intermittenti (come si vede nella foto). Questo gioco ci è stato regalato quando mia figlia era piccola da amici che hanno un bambino un po’ più grande a cui non serviva più e ce l’hanno regalato dicendo che il loro bimbo ci aveva giocato molto, ma non l’aveva mai usato per camminare. Ma figlia ci ha giocato molto, ma non l’ha mai usato per camminare ed ora la stessa cosa è successa con mio figlio. Entrambi i miei figli hanno provato ad usarlo per camminare stando dvanti al gioco, ma l’inclinazione del gioco stesso lo rende davvero scomodo da utilizzare in quella posizione, per cui hanno finito solo per pasticciare con le cose lampeggianti e ascoltare la musichetta. Continua a leggere »

Sono giorni di piogge intense e visto che il mio vecchio ombrello è stato scardinato da un impetuoso vento autunnale mi sono trovato a procedere all’accquisto di un parapioggia nuovo di zecca. A me serve un ombrello grande, quando vado a spasso con i bimbi non voglio che si bagni nessuno, né loro né io, quindi cerco sempre qualcosa che possa proteggere tutti quanti. Sono andato in alcuni negozi e alla fine ho ripiegato sul solito ombrello multicolori, non un ombrello di gran qualità, ma almeno costa poco e cosa fondamentale, ha il manico ricurvo come ogni buon ombrello dovrebbe avere.

Ho trovato ombrelli molto più belli e anche più grandi, ma avevano il manico dritto. Bene, provate ad andare in giro con passeggino, bambini, cose e un ombrello che quando entrate in qualsiasi posto non potete appendere da nessuna parte perché ha il manico dritto. Se gli ombrelli hanno il manico ricurvo da tempo immemorabile un motivo ci dev’essere. Il manico dritto è esteticamente più piacevole, ma certo molto meno pratico.

Questo concetto è applicabile ovviamente ad ogni ambito, penso alle interfacce utente dei software o dei siti web, in molti casi viene premiata l’estetica a discapito della funzionalità. La ricerca della novità, di qualcosa che possa sorprendere l’utente e farlo restare a bocca aperta è senz’altro una buona cosa, ma si dovrebbe sempre tenere presente che il fine ultimo di un sito web è la navigabilità, la facilità d’uso e la chiarezza.

E del resto non è affatto necessario che l’estetica sia in contrasto con la funzionalità, la razionalità e la semplicità. Direi piuttosto che un buon design debba tenere conto di tutti questi parametri per dare un risultato che non sia unicamente di facciata, ma che possa portare l’estetica ad essere realmente integrata in tutto il percorso di sviluppo contribuendo ad un reale miglioramento del prodotto.

Gli animali mi amano.

Lo so, anche se non me l’hanno mai detto, lo capisco dallo sguardo di gratitudine che mi lanciano.
Sanno che con me non hanno nulla da temere, io mi faccio i cazzi miei e loro si fanno i cazzi loro.
L’altro giorno nel bosco ho incontrato un capriolo. Sulle prime si è spaventato, si comportava esattamente come fanno tutti quando vedono un conoscente rompicoglioni, il classico che ti attacca bottone e non ti molla più, si inizia fingendo di non averlo visto, poi quando è proprio impossibile proseguire quella finzione si mette su la faccia da dispiaciuto-indaffarato, quella che dovrebbe dire qualcosa tipo: “sono felicissimo di vederti e non vedo l’ora di ascoltare tutte le chiacchiere idiote con cui vorresti tempestarmi, ma purtroppo sono indaffaratissimo e sto andando di corsa”.
Poi ha capito che non avevo nessuna intenzione di importunarlo, ha visto che ero io ed ha tirato un sospiro di sollievo prima di andarsene per i fatti suoi. Si, si, ha proprio fatto un sospiro di sollievo.

Questa mattina sono entrato in libreria, lasciando vagare lo sguardo aspettando che qualche titolo mi colpisca. A distanza di non più di un metro uno dall’altro c’erano due libri, “L’uomo che parlava con i lupi. Storie e avventure della mia vita nel branco” e “L’uomo che parlava agli elefanti”.
Abbiamo iniziato con “L’uomo che sussurrava ai cavalli” poi la logorrea non si è più fermata:
in ordine cronologico ecco uno sguardo agli uomini parlanti che risultano da una breve ricerca su ibs.it (sicuramente una ricerca più accurata ne troverebbe molti altri)

L’uomo che sussurrava ai cavalli
L’uomo che parlava ai cervi.
L’uomo che parlava agli uccelli
L’uomo che parla ai cani
L’uomo che parlava con i delfini
L’uomo che parlava con i lupi
L’uomo che parlava agli elefanti

Uomini, un appello, lasciate in pace sti poveri animali! Sono rimasto l’unico uomo a non tormentare qualche povero animale con le mie chiacchiere?  Ma una volta non eravamo il sesso taciturno? Che cazzo vi è presa questa mania di parlare con tutto quello che si muove? Che poi anche se non ho conferme dirette (gli animali non mi parlano) sono sicuro che le cose che avete da dire a loro non interessano assolutamente. Fate come una volta, tornate ad esprimervi con un paio di grugniti che è sempre andata benissimo.

Frammenti di un sogno che non vuol morire
lacerano le mie mani
Ruvidi cristalli che stringo
con dita sanguinanti
Per non precipitare nell’abisso
mortale quotidiano

Sonny O
Io e altre bestie – (2010)

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